Gianni Bretto

SpecialityArchitetto

Gianni Bretto

 

Laureato al Politecnico di Torino in Architettura e Ingegneria Edile, perfezionatosi in consolidamento statico e restauro presso l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, già consulente per la Diocesi di Ivrea e collaboratore a Parigi con lo studio AR.PA.G.E.. Ha lavorato in vari Paesi tra Europa, Africa e Sud America, occupandosi di edilizia pubblica, sanitaria e sociale. È fondatore della S.P.S. – Société Scientifique Internationale pour l’étude de la Pierre Sèche e autore di saggi specialistici sulla meccanica delle murature, la pietra a secco e il paesaggio alpino, oltre che promotore di convegni e laboratori internazionali dedicati al “Costruire nel costruito”. La sua attività più recente e riconosciuta si concentra soprattutto sul recupero del patrimonio architettonico e paesaggistico.Tra i suoi interventi più significativi: la Torre di Battiggio a Vanzone con San Carlo e Piazza Geo Chávez a Domodossola, entrambe finaliste a premi internazionali di rilievo. Ha inoltre recentemente concluso il recupero della Ca’ Vegia di Colloro, nel Parco Nazionale Val Grande, oggi casa-museo rurale, e dirige attualmente il restauro della Confraternita di Santa Marta e della Via Crucis di Bannio Anzino.

Costruire nel costruito: l’architettura come palinsesto

Bretto ci propone una visione radicale e necessaria dell’architettura: non come semplice conservazione del passato, ma come atto critico, coraggioso e creativo sul già esistente. Attraverso l’idea del territorio come palinsesto – una superficie continuamente riscritta nel tempo – mette in discussione una certa cultura della tutela che, troppo spesso, finisce per cristallizzare anche ciò che non ha valore, trasformando il rispetto in inerzia. Il suo lavoro racconta un modo di costruire che non consuma nuovo suolo, ma restituisce senso, luce e futuro a ciò che già esiste. Un invito a ripensare il rapporto tra nuovo e antico, tra tutela e trasformazione, tra permanenza e progetto. Perché il vero compito dell’architettura non è custodire rovine immobili, ma dare forma a un futuro possibile dentro ciò che c’è già.

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by Gianni Bretto